Da molti anni a questa parte, i nostri vicini d'Oltralpe stanno investendo ingenti somme sulla promozione e lo sviluppo di soluzioni che sfruttano il software libero e lo implementano nelle PA.

Questi investimenti hanno permesso alla Francia di affrancarsi, per la gran parte, dall'uso di software della grandi corporazioni notissime dell'informatica e dalla loro licenze.

Alcuni dati: nel 2018 il mercato francese informatico valeva 500000 posti di lavoro e 5 miliardi di valore aggiunto, solo nell'open source 4000 imprese con 50000 lavoratori altamente qualificati nel settore; l'ecosistema digitale francese ha sempre più favorito la nascita di nuove imprese e l'impiego di programmatori che possano rispondere efficacemente e rapidamente alle richieste della PA di tutto il Paese.

Torniamo a parlare di smart working, tema sempre più attuale e al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica e che lo sarà anche nei prossimi mesi.

In questo articolo sono riportati alcuni dati di un'indagine (avvenuta durante il periodo di chiusura totale) sui cambiamenti che la pandemia ha comportato e comporterà nella vita delle imprese (piccole, medie e grandi), tra cui l'implementazione massiccia del lavoro agile tra febbraio e marzo e i mutamenti che, se non ci sarà un'inversione di tendenza repentina, saranno mantenuti nell'organizzazione e nella quotidianità della vita aziendale di molte imprese.

 

Nell'articolo sono presenti i risultati di un sondaggio, su un campione di 400 sviluppatori di tutto il mondo, nel quale sono comparati i software "open source" e i software proprietari; i risultati emersi sono interessanti.

La percezione di valore, le ragioni per cui preferire l'una o l'altra opzione, il contributo che gli sviluppatori stanno apportando al miglioramento dei software con codice "aperto" e nello sviluppo di nuovi sono i parametri del sondaggio, realizzato ogni anno da Tidelift.

Per chi volesse, alla fine del contenuto, è possibile contribuire attivamente all' open source, condividendo la propria esperienza maturata come sviluppatori, esperti del settore o come semplici appassionati di informatica e programmazione.

Sin dall'inizio, la eLabor ha abbracciato la filosofia "open source" e attuato la scelta del software libero nella realizzazione di soluzioni specificatamente "taylorizzate" per nostri committenti e clienti; questo è uno dei nostri punti di forza e ci caratterizza sin dalla fondazione.

Nell'articolo sono spiegate le ragioni per cui il momento attuale è uno dei migliori mai vissuti per investire tempo e risorse nell' "open source" e nello sviluppo di soluzioni che basano il proprio funzionamento su tecnologie con codice "aperto".

Investire oggi nell' "open source" può risultare allettante per giovani sviluppatori che vogliono mettersi alla prova e imparare sul campo e al tempo stesso per quelli più "maturi", i quali possono essere spinti a provare qualcosa di nuovo nel campo dell'informatica applicata e arricchire il proprio curriculum con lo sviluppo e il miglioramento di codici "aperti" open source esistenti.

La nostra scelta di campo, come eLabor, del software libero, ci ha contraddistinto sin dall'inizio della nostra attività, nel 2001. Abbiamo aderito subito all'Associazione Italiana Software Libero e nel 2015, come fondatore e componente, alla Rete Italiana Open Source, rete di aziende italiane situate in tutto il territorio nazionale e in costante ampliamento numerico e di competenze.

In questo articolo è pubblicata un'analisi di Red Hat  una delle più grandi aziende al mondo dell'open source, riguardo le modalità con cui il software "aperto" potrà aiutare il mondo ad affrontare le crisi che si presenteranno in futuro e superare l'attuale.

Secondo quanto riportato nell'articolo, ciò sarà possibile solo se tutti (sviluppatori e ingegneri informatici) uniranno le forze per accelerare i tempi di realizzazione di una soluzione pronta all'uso su scala planetaria e apportare il proprio contributo alla risoluzione di problemi che si trascinano da troppo tempo.

I benefici dell'open source sul livello di resilienza delle imprese verso cambiamenti del mercato sempre più frequenti sono concreti. I dati dimostrano che le aziende che hanno reagito meglio sono state quelle che avevano già avviato un processo di forte digitalizzazione, in particolare, puntando nell'uso e nell'implementazione di soluzioni open source e di rinnovamento organizzativo al loro interno prima della pandemia.

 

In questo articolo, l'autore presenta "Mycroft", un'assistente vocale open source, facilmente installabile su tutti i dispositivi.

Sono descritte le modalità di funzionamento in modo semplice dal team che la ha sviluppata, la terminologia usata per interagire e "svegliare" l'assistente vocale quando qualcuno avanza delle richieste o usando "wake words", come installarlo e altre utili istruzioni per sfruttare al meglio le potenzialità dell'assistente vocale descritto.

Per rendere il dispositivo sensibile alla voce umana, è necessario altresì pronunciare parole in modo da far "registrare" la propria voce e così da far riconoscere la propria voce tutte le volte che si richiede qualcosa all'assistente successivamente o "utterance questions".

In eLabor, non abbiamo mai sviluppato specificatamente degli assistenti vocali, seppur "open source" ma, operando sin dall'inizio della nostra esistenza nel settore informatico e di sviluppo

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