In pochi mesi, il numero di "smartworkers" è passato da circa 500000 unità a 8 milioni con il coinvolgimento di aziende private, professionisti e PA.

Secondo il nostro parere, il dato del 60% di chi ha sperimentato lo smartworking e vorrebbe che fosse mantenuto anche dopo l'emergenza dovrebbe farci riflettere sulle modalità dell'organizzazione del lavoro della vita privata di ognuno di noi per il futuro.

Nell'articolo sono presenti vari esempi su come settore pubblico e privato si siano approcciati allo "smartworking"; ciò che ha contraddistinto nei mesi più duri della pandemia è stato nel settore pubblico il consolidamento di accessi sicuri alla rete interna per i dipendenti della PA e il mantenimento di livelli ottimali di prestazioni erogate mentre per le aziende private la possibilità di formazione e aggiornamento professionale dei propri collaboratori e il lavoro "da remoto".

 

In questo articolo, sono presenti le esperienze di Caroline Bright, prima come componente esterno e poi all'interno dell'organizzazione in cui lavora, come componente della squadra che si occupa del marketing.

La pandemia ha costretto molte aziende a rivedere alcune priorità e cedere sui propri valori fondanti per far fronte ai danni economici, causati dalla pandemia e questo, con il tempo, può minare la fiducia costruita faticosamente con il tempo dei propri clienti.

I valori dell'azienda presente nell'articolo corrispondono, in gran parte, a quelli della nostra realtà, eLabor.

Il senso di appartenenza, il contatto con i colleghi, anche a distanza, la responsabilità sociale e l'attenzione verso i clienti nella realizzazione di soluzioni specifiche alle loro richieste, soprattutto nella realizzazione di software "taylorizzati" alle esigenze dei committenti e molto altro, ci contraddistinguono sin dalla fondazione e caratterizza la vita professionale e personale di ogni componente di eLabor.

Nell'articolo sono sfatati cinque tra i molti luoghi comuni sul "testing" di soluzioni "open source" tra cui la richiesta di abilità tecniche elevate per l'implementazione o che la scelta "open" sia guidata solo dalla sua maggiore economicità (gli acquisti di licenze software proprietari possono essere costosi e poco "flessibili" nel rispondere alle esigenze di ogni singola azienda).

Noi di eLabor, uno dei fondatori della Rete Italiana Open Source, crediamo fortemente nell'approccio "open" e nell'open source in generale sin dalla nostra nascita; abbiamo sviluppato nel corso degli anni numerosi software "taylorizzati" e adattati alle esigenze dei nostri clienti e rispondenti alle loro specifiche richieste con ottimi risultati.

A nostro avviso, l'open source fornisce un maggior ventaglio di possibilità; risulta più versatile e adattabile a situazioni e contesti diversi aziendali e non, rispetto a soluzioni "closed source", le quali spesso risultano troppo rigide nel rispondere alle necessità di imprese e PA.

 

Smartworking: come monitorare e gestire i sistemi IT da remoto

Nell'articolo, è presenta una guida per una corretta gestione e uso dei sistemi IT; per permettere a dipendenti e aziende di operare in sicurezza da casa con le VPN (Virtual Private Network) per un accesso sicuro alla rete aziendale.

Lo smartworking ha ostacolato il supporto a distanza e il monitoraggio del responsabile sulle attività dei dipendenti ma ha portato a una maggiore indipendenza degli stessi e una fiducia maggiore riposta dai responsabili in loro per il completamento delle mansioni affidate.

La eLabor si è fatta trovare pronta alla situazione creatasi con la chiusura forzata e lo spostamento di molte attività da remoto; abbiamo proseguito il nostro lavoro e completato le committenze dei clienti, grazie anche all'ausilio della tecnologie esistenti.

 

Questo anno, la conferenza annuale "LibrePlanet" della Free Software Foundation è avvenuta in modalità di videoconferenza, a causa del Coronavirus. I partecipanti hanno potuto porre domande agli organizzatori sulle novità del settore da remoto.

Gli strumenti utilizzati o la loro combinazione d'uso hanno reso piacevole e interattiva la videoconferenza. Tutte le tecnologie impiegate erano basate sul software "libero".

Fra tutti gli strumenti citati nell'articolo, vorremmo menzionare l'applicazione "Jitsi Meet", usata in una "videocall" dalla FSF nel 2016. Ciò che caratterizza Jitsi sono la flessibilità, la scalabilità, la gratuita e la facilità per la registrazione.

Noi di eLabor, essendo componente e fondatore della Rete Italiana Open Source, privilegiamo e consigliamo di utilizzare piattaforme con software libero e gratuite; conosciamo e utilizziamo la piattaforma Jitsi Meet da tempo ma ultimamente ne abbiamo apprezzato maggiormente le ottime specificità che possiede per il lavoro da remoto nella prosecuzione delle nostre attività.

Nell'articolo, l'autore spiega perchè pensare e agire "agile" possano adattarsi alle comunità e valori dell' open source e come ciò possa favorire la nascita di un modello che unisca questi due approcci.

Collaborazione, continuo miglioramento, distribuzione, riflessione sono alcuni degli aspetti che hanno in comune.

In una comunità open source, la creazione di valore è cruciale ed è elemento in comune con l'approccio agile; la base per un progetto in una comunità open source è la comunità stessa e l'apporto che ognuno può dare alla realizzazione finale di qualcosa a cui hanno contribuito tutti.

Noi di eLabor, essendo componente e fondatore della Rete Italiana Open Source nel lontano 2015, crediamo fortemente nel software open source e in un approccio "aperto" in cui ognuno contribuisce nella realizzazione di un progetto nuovo o il miglioramento di prodotti e soluzioni già esistenti e, come recita il nostro motto "impariamo lavorando", ci miglioriamo constantemente

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